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Gatto che impasta: perché lo fa e cosa dice davvero la scienza

Gatto che impasta e succhia una coperta: comportamento di kneading con le zampe anteriori

Risposta breve: impastare è un comportamento normale, non una patologia. Il gattino preme le zampe sul ventre della madre per far uscire il latte, e molti gatti continuano a farlo da adulti su coperte, cuscini e persone. Perché lo facciano anche da grandi non è però dimostrato: l’impastare del gatto adulto «non è stato studiato in profondità dalla scienza», spiega Lauren Finka di Cats Protection. Le spiegazioni più diffuse — felicità, marcatura del territorio, ricordo della cucciolata — sono teorie plausibili, non fatti misurati. Quello che conta davvero è il cambiamento: se impasta molto più, o molto meno, del solito.

Cos’è l’impastare e come si riconosce

L’impastare (in italiano si dice anche «fare il pane», in inglese kneading o making biscuits) è una sequenza di pressioni ritmiche delle due zampe anteriori, alternando l’una e l’altra, su una superficie morbida: una coperta di pile, un cuscino, il grembo di chi lo accarezza. Il gatto può farlo in piedi, seduto o sdraiato, con gli occhi socchiusi, spesso con le unghie estroflesse, quasi sempre in un contesto di relax.

Non è raro che l’impastare sia accompagnato da altri segnali di benessere: fusa, occhi chiusi a metà, corpo morbido, a volte salivazione. La salivazione durante l’impastare è un comportamento osservato: «Some of these cats start drooling as well when they knead» (Nelson, in Scientific American, 2023).

Un gatto che impasta una coperta, a rallentatore. Il movimento alternato delle zampe anteriori è lo stesso che il gattino usa sulla madre. Video: Grendelkhan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Una cosa è certa: negli esperti di comportamento felino non c’è dubbio sul fatto che si tratti di un comportamento innato e non insegnato. «Kneading begins in kittens as an instinctual behavior that is associated with feeding — it’s not something cats ever have to learn», spiega Mikel Maria Delgado, esperta di comportamento felino, a Scientific American.

Perché i gattini impastano: il gesto della poppata

Nel gattino appena nato l’impastare ha una funzione concreta e misurabile: accompagnare la suzione. L’American Animal Hospital Association lo descrive così: «Kittens knead their mother when nursing to stimulate milk production». Le piccole zampe premono sulle ghiandole mammarie della madre a ritmo, e quel ritmo contribuisce a far arrivare il latte.

Secondo la stessa fonte, il gesto potrebbe avere anche un effetto ormonale sulla madre: la pressione favorirebbe il rilascio di ossitocina, l’ormone del legame sociale. Attenzione alle parole: nella fonte l’affermazione è presentata come possibilità («may also release»), non come misura. E va detto chiaramente: nessuno studio ha dosato gli ormoni nel gatto mentre impasta. Se leggete che «impastare rilascia ossitocina», quella è un’ipotesi, non un dato.

Gatto rosso che impasta e poppa una coperta di pile: lo stesso gesto della poppata del gattino
Il gesto della poppata può restare anche nell’adulto: la coperta di pile sostituisce il ventre materno. Foto: Michael Scialdone, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Perché il gatto adulto continua a impastare: cosa dice (davvero) la scienza

Qui la risposta onesta è: non lo sappiamo. L’impastare del gatto adulto non è stato studiato in modo approfondito — è la stessa letteratura divulgativa a riconoscerlo, con la voce di chi lavora sul comportamento felino: «Kneading is a really interesting behaviour in that it hasn’t been researched in-depth scientifically» (Lauren Finka, esperta di comportamento felino di Cats Protection, a BBC Science Focus). La ricerca scientifica condotta per questo articolo su PubMed e Europe PMC (parole chiave kneading con cat o feline) non ha prodotto studi primari dedicati all’impastare del gatto domestico.

Anche una delle principali organizzazioni feline dice lo stesso: «no one really knows why this behaviour is carried into adulthood by some cats» (Cats Protection). Questo significa che ogni spiegazione che circola va collocata nella colonna giusta.

CosaStato delle prove
Nel gattino l’impastare stimola la produzione di latteDocumentato (AAHA, consenso veterinario)
Il comportamento è istintivo, non appresoDocumentato come descrizione etologica (esperti di comportamento felino)
«Impastare = felicità»Interpretazione degli esperti, non una misura
Le zampe depositano odore quando impastanoIpotesi: il deposito di odore dalle ghiandole delle zampe è documentato per il graffiare, non per l’impastare
L’impastare rilascia ossitocina o dopamina nel gattoNon verificato: nessuno studio ha dosato ormoni durante l’impastare
Il gatto impasta perché è stato svezzato prestoNon verificato: lo svezzamento precoce è associato alla suzione della lana, non all’impastare
Esiste una percentuale di gatti che impastanoNessun dato pubblicato di prevalenza
Le tre colonne che contano: fatto, ipotesi, non verificato.

Impastare e odore: cosa c’entrano le ghiandole delle zampe

È una delle spiegazioni più diffuse: «impasta per marcare il territorio, perché tra le dita ha ghiandole odorifere». La parte documentata della storia riguarda però un altro comportamento, il graffiare. I semi-chimici interdigitali felini (FIS) sono secreti dalle ghiandole dei cuscinetti plantari e depositati attraverso il graffiare: «One type of FIS is secreted from glands on the plantar pads of the paws onto a surface through scratching behavior» (Vitale, Journal of Feline Medicine and Surgery, 2018). Nello studio sperimentale di riferimento, un tiragraffi trattato con FIS sintetico è stato graffiato più a lungo e più spesso rispetto al placebo, su 19 gatti in un disegno randomizzato in cieco (Cozzi et al., 2013).

Per l’impastare, invece, non esiste uno studio equivalente: che il gatto «marchi» anche con le pressioni delle zampe è un’ipotesi ragionevole, non una dimostrazione. Se scrivete — o leggete — «è dimostrato che impasta per marcare il territorio», quella frase non è supportata dalla letteratura.

Impastare uguale felicità? Cosa è dato e cosa è interpretazione

Nella pratica clinica e nel linguaggio degli esperti, l’impastare è associato a uno stato di benessere: «kneading usually means the cat feels happy, friendly and safe, according to Carlo Siracusa», si legge in Scientific American. Notate la formula: secondo l’esperto. È una lettura autorevole del comportamento, non il risultato di una misurazione — e nella stessa pagina si ricorda che anche un gatto ferito può impastare e fare le fusa, e che gli esperti ritengono possa essere un tentativo di autoconsolazione.

Quanto agli ormoni, i dati disponibili sui gatti raccontano un quadro più complicato dello slogan «l’ormone della felicità». In uno studio su 20 gatti da compagnia, le interazioni passive hanno aumentato l’ossitocina salivare e ridotto il cortisolo, mentre le interazioni forzate hanno prodotto l’effetto opposto; i gatti insicuri avevano livelli basali di ossitocina più alti dei gatti sicuri (Journal of Feline Medicine and Surgery, 2026). In un altro lavoro, su 4 gatti, cortisolo e ossitocina urinari erano più alti nella condizione non sociale che in quella sociale (Frontiers in Veterinary Science, 2021). Nessuno dei due studi riguarda l’impastare: servono a dire che non si può dedurre «impasta, quindi è felice» da un ormone.

Un altro dettaglio utile: la variabilità tra gatti è enorme, e l’assenza del comportamento non significa nulla di negativo. «There are simply a lot of differences between individual cats — the need to knead (or absence of) doesn’t necessarily indicate how they feel about you», chiarisce Finka. Non esistono dati pubblicati su quanti gatti impastano: quindi nessuna percentuale, in nessuna direzione.

Svezzamento precoce, razze orientali e suzione della lana (che non è impastare)

Su questo tema circolano due affermazioni che vanno separate con precisione. La prima: «i gatti impastano perché sono stati svezzati troppo presto». La seconda: «le razze orientali impastano di più». Nessuna delle due è supportata per l’impastare. Quello che la ricerca associa allo svezzamento precoce e alle razze orientali è un comportamento orale diverso: la suzione della lana (e più in generale la pica, l’ingestione di materiali non commestibili).

StudioCampioneRisultato (come pubblicato)
Ahola et al., 20175.726 gatti, 40 razzeI gatti svezzati prima delle 8 settimane erano più aggressivi verso gli estranei di quelli svezzati a 12–13 settimane; probabilità di problema comportamentale secondo il proprietario 18% vs 7,9%; quasi il 32% ha mostrato almeno un episodio di suzione della lana nella vita; il 41% almeno lievemente aggressivo verso altri gatti
Borns-Weil et al., 2015204 gatti Siamesi e Birman (102 casi, 102 controlli)Svezzamento precoce e nidiate piccole aumentano il rischio solo nei Birman; la presenza di una condizione medica lo aumenta nei Siamesi; «appetito anormalmente intenso» in tutti i gatti colpiti
Kinsman et al., 2021534 gattiPica verso almeno un materiale riferita dal 42,9% (229/534) a circa 6 mesi, 32,0% (171/534) a circa 12 mesi, 30,9% (165/534) a circa 18 mesi
Demontigny-Bédard et al., 201691 gatti con pica vs 35 controlliAlimentazione ad libitum 30% (27/91) vs 51% (18/35), P = 0,01; suzione di tessuti in 25 gatti; nessuna associazione con lo svezzamento precoce (P = 1)
Delgado et al., 2020407 accuditori, 1.358 gattiniNel 91% dei casi il gattino era orfano; tra i gattini separati e poi riuniti il 73% (di 128) ha ripreso il comportamento; durante la suzione gli accuditori riportano fusa (N = 127) e impastare (N = 167); il 14% ha visto lesioni sui gattini «riceventi»
I numeri reali su svezzamento, suzione della lana e pica: riguardano comportamenti orali, non l’impastare.

Il Merck Veterinary Manual è chiaro su un punto pratico: le razze orientali (Siamese, Burmese, Tonkinese e affini) sviluppano pica e suzione della lana più frequentemente delle altre, «early weaning might be a predisposing factor», e prima di parlare di comportamento va esclusa una malattia, in particolare gastrointestinale. Nella versione per proprietari aggiunge due cose utili: che il disturbo compulsivo è una diagnosi di esclusione, e che «Punishment should be avoided», la punizione va evitata.

Se il vostro gatto succhia o mastica stoffa in modo ripetuto, insomma, non è «un impastare esagerato»: è un comportamento orale da far valutare, e la strada corretta passa prima dagli esami. Quello che sappiamo sul comportamento del gatto in generale è raccolto nella nostra guida su comportamento del gatto.

Impastare con gli artigli addosso: cosa fare senza punire

È il problema pratico più frequente: il gatto impasta sul grembo, le unghie restano fuori, e qualcuno si fa male. La soluzione non è interrompere il comportamento con una punizione, che secondo le fonti veterinarie peggiora lo stress e i disturbi compulsivi, ma redirigere:

  • Tenere una coperta dedicata sulle ginocchia: il gatto impasta quella, le unghie non arrivano alla pelle.
  • Tagliare le unghie con regolarità (ogni 2–3 settimane), con forbici apposite.
  • Offrire una superficie alternativa morbida accanto a voi, senza spostare il gatto di peso.
  • Non usare spruzzi d’acqua, rumori forti o colpetti: il gatto associa la punizione a voi, non al gesto.

Sul declawing (l’amputazione delle falangi) il tema non è negoziabile dal punto di vista veterinario: la posizione ufficiale della Feline Veterinary Medical Association elenca rischi e complicazioni — dolore acuto, infezione, trauma nervoso, zoppia, problemi comportamentali e dolore neuropatico cronico — e indica le alternative: tiragraffi, taglio periodico delle unghie, coperture sintetiche temporanee, spray o diffusori di feromoni sintetici, arricchimento ambientale.

Quando l’impastare è un problema (o lo è qualcos’altro)

L’impastare in sé non è un sintomo. Diventa un segnale quando cambia: «If your cat kneads excessively or suddenly kneads less than usual, it could mean that they don’t feel well… cats who feel stressed or are experiencing pain may knead to soothe themselves» (AAHA). Il punto è il confronto con il comportamento abituale, perché i gatti sono specialisti nel mascherare il disagio: «Cats are masters of hiding discomfort and pain», e «even subtle changes can be important» (International Cat Care).

International Cat Care ricorda anche che alcune condizioni mediche possono causare comportamenti anomali e che le cause mediche vanno escluse come primo passo; il dolore cronico, per esempio da artrosi, può cambiare atteggiamento e abitudini. E il Merck è esplicito: il disturbo compulsivo è una diagnosi di esclusione, ottenuta dopo aver escluso i problemi medici.

Chiama il veterinario se:

  • impasta molto più del solito, o all’improvviso molto meno (o smette di farlo);
  • mangia meno, si nasconde, sta meno con voi o cerca meno il contatto;
  • zoppica, esita a saltare su e giù dai mobili, si muove rigido o rannicchiato;
  • si lecca meno, il pelo appare opaco o con nodi, compaiono tremori cutanei;
  • il carattere cambia: più irritabile, o più «spento»;
  • l’impastare è accompagnato da miagolii insoliti, respirazione diversa o digrignare i denti.

Come ridurre lo stress che può alimentare il comportamento

Lo stress gioca un ruolo in molti problemi comportamentali dei gatti, e spesso nasce da risorse insufficienti o condivise con altri gatti (International Cat Care). Le contromisure sono concrete e poco costose:

  • Risorse multiple e separate: più ciotole d’acqua, più punti cibo, più lettiere in stanze diverse — non «una per gatto» ammassate.
  • Posti in alto: mensole, cuscini, tiragraffi a colonna, per guardare l’ambiente dall’alto.
  • Routine stabile: orari di gioco, pasti e coccole prevedibili riducono l’incertezza.
  • Gioco attivo quotidiano con canna e preda finta: scarica energia e riduce frustrazione.
  • Un rifugio sempre accessibile, dove nessuno lo disturba.

Le fusa, che quasi sempre accompagnano questo comportamento, meritano un discorso a parte: il meccanismo, le frequenze e soprattutto il perché non bastano a dire che il gatto sta bene sono nella guida su perché il gatto fa le fusa. E se il dubbio è respiratorio — bocca aperta, respiro affannoso — il riferimento è gatto che tiene la bocca aperta.

Domande frequenti

Impasta solo il mio gatto?

È una variabilità individuale e non esistono stime pubblicate su quanti gatti impastano. Alcuni lo fanno tutti i giorni, altri mai: nessun valore in sé.

Se non impasta non mi vuole bene?

No. Come chiarisce Lauren Finka, le differenze individuali sono tante e la presenza o l’assenza del comportamento non indica il rapporto con voi.

Il mio gatto impasta e sbava: è normale?

La salivazione durante l’impastare è descritta dagli esperti di comportamento. Se però la sbava in altri momenti, o se compare associata a difficoltà a deglutire o a mangiare, va fatta vedere al veterinario.

Impasta solo su di me e non sugli altri di casa?

Non è verificato: non ci sono dati che colleghino l’impastare a una specifica persona della famiglia. Nella pratica si osserva che il gatto sceglie superfici e momenti preferiti, ma resta un’osservazione aneddotica.

Devo impedirgli di impastare?

No, non è un comportamento da correggere: se dà fastidio, si redirige su una coperta dedicata. La punizione è controindicata.

A che età inizia a impastare?

Il comportamento nasce con la poppata nel gattino. Non esiste un’età precisa pubblicata per il suo esordio, né per la sua eventuale scomparsa: NON VERIFICATO.

Immagine di copertina: Watchduck, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Fonti

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la visita veterinaria. Le fonti sono linkate e verificabili; i passaggi in cui la letteratura non arriva sono indicati come ipotesi o come dati non verificati.